"Vieni qua, Socrate! Distenditi vicino a me, in modo che, stando a contatto con te, possa godere anch'io di quella sapienza che si è presentata a te mentre stavi nel vestibolo. E' chiaro, infatti, che tu l'hai trovata e che la possiedi. Altrimenti prima non ti saresti mosso!". 
E Socrate si sedette e rispose: "Sarebbe davvero bello, Agatone, se la sapienza fosse in grado di scorrere dal più pieno al più vuoto di noi, quando ci accostiamo l'uno all'altro, come l'acqua che scorre nelle coppe attraverso un filo di lana da quella più piena a quella più vuota. E se anche per la sapienza fosse così, io apprezzerei molto lo stare sdraiato accanto a te, perché sono convinto che sarei riempito da te di copiosa e bella sapienza.
La mia, infatti, sarebbe di poco conto, o anche discutibile, simile a sogno; invece la tua sapienza è splendente e in notevole accrescimento: quella sapienza che ieri l'altro vivamente risplendeva e che si è resa manifesta di fronte a più di trentamila Elleni come testimoni".
(Da "Il Simposio " di Platone)


















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